Sulla strage di Orlando molte sono le cose da dire

Strage di Orlando vittime gay

REUTERS/Steve Nesius

Un pensiero per le vittime di Orlando e le loro famiglie. 

Con affetto, vicinanza e memoria di quanto accaduto.

A distanza di una settimana, vorrei provare ad analizzare la strage di Orlando considerando tutti gli elementi che hanno attirato la mia attenzione.

Se la biografia conta, allora conviene partire da ciò che, attraverso le indagini e molte testimonianze, siamo giunti a conoscere dell’autore della strage nel locale gay Pulse di Orlando, in cui sono morte 49 persone e molte altre sono state ferite (alcune sono ancora in gravissime condizioni e a rischio di vita).

Di Omar Mateen abbiamo saputo molte cose.

Era figlio di immigrati, nato e cresciuto negli Stati Uniti.

Ha dichiarato di compiere la strage in nome dell’ISIS, ma ha menzionato anche Al-Nusra e Al-Qaeda, e in passato si era detto un membro di Hezbollah. Chi ha un minimo di conoscenza dei fatti del Medio Oriente si rende immediatamente conto che, proprio come precisato dagli investigatori, questa persona probabilmente non aveva capito neanche la differenza tra queste organizzazioni che sono in guerra tra loro (per non parlare della conoscenza della politica del Medio Oriente in generale, dato che Hezbollah è sciita e non sunnita come le altre e combatte a sostegno del dittatore Assad in Siria). Una circostanza difficile da accordare con l’accusa di terrore islamista che fu considerata nei primi momenti dopo l’attentato.

Certamente Mateen non sarebbe il primo terrorista che cita l’Islam a giustificazione delle proprie azioni pur dando prova di grande confusione in fatto di religione. In un altro caso recente, ad esempio,  si scoprì che due britannici giudicati colpevoli di terrorismo nel 2014, prima di partire per combattere in Siria, avevano ordinato su Amazon “Islam for Dummies,” “The Koran for Dummies” and “Arabic for Dummies”…

I parenti hanno dato opinioni contrastanti circa il suo livello di religiosità: negli ultimi anni aveva compiuto dei viaggi alla Mecca, ma secondo la moglie, il padre e la comunità non era un vero devoto, secondo altri preferiva l’allenamento allo studio della religione.

Era portatore di un’idea tossica di maschilità: aveva problemi con l’alcool; picchiava l’ex moglie, la quale ha dichiarato che Mateen era mentalmente instabile e con una storia di abuso di steroidi e ha aggiunto che, dopo appena quattro mesi di matrimonio, è stata letteralmente salvata dai suoi genitori; era probabilmente omosessuale, infatti frequentava il Pulse e le chat gay ma aveva interiorizzato una forte omofobia: pare che il padre, un immigrato dell’Afghanistan, lo deridesse di fronte alla moglie chiamandolo “gay”. Una delle prime dichiarazioni fatte dal padre di Mateen dopo la sparatoria è stata, infatti, «Sarà Dio a punire gli omosessuali».

Secondo gli ex colleghi di lavoro, l’odio di Mateen, oltre agli omosessuali, includeva «neri, donne, lesbiche, ebrei» ed aveva spesso dichiarato di voler uccidere gente. Odiava anche i latinos, ed i glbt di colore sono stati il suo bersaglio principale nel corso della strage.

Probabilmente connessa ai due punti precedenti la sua ossessione per l’autorità: aveva cercato più volte disperatamente di diventare un funzionario di polizia, ma ovviamente per le ragioni sbagliate e, come dichiarato da un ex compagno di scuola superiore:

There’s no doubt he was obsessed with being a cop because he wanted to assert some authority. He loved being with the big boys. He just wanted to belong, but he wasn’t that kind of a guy who could belong.

Anche questo testimone ha confermato il fatto che Mateen, vittima di bullismo ed incapace di ottenere un fisico muscoloso col solo esercizio fisico, iniziò ad abusare di proteine in polvere e ormoni della crescita.

Idolatrava la NYPD (la polizia di New York) una delle istituzioni americane più conosciute e ammirate del paese, e certamente anche lui sapeva che la polizia di New York spia in modo indiscriminato e sproporzionato la popolazione musulmana e compie spesso atti di violenza sistematica contro neri, latinos e altre minoranze.

Il suo ultimo tentativo di diventare un funzionario di polizia risale alla scorsa estate, quando cercò di essere selezionato alla scuola di polizia della  Indian River State College, ma fu respinto. Una fonte interna ha dichiarato al Daily Mail:

In the light of what happened in Orlando this weekend, I believe he was trying to infiltrate the school to understand how policing works on a day-to-day basis.

I believe he wanted to find a way to get hired by a police force after the end of the program and carry out whatever nefarious plan he may have had while in a uniform.

It just looked like he was up to no good. There’s no doubt in my mind his  plan was to figure out police tactics so that he could device his plan around that.

Alla fine, non riuscendo a divenire un funzionario di polizia, aveva lavorato come guardia giurata per la G4S. La G4S è una delle aziende di sicurezza più grandi del mondo che fornisce servizi per governi e multinazionali: i suoi contractors lavorano per il governo britannico, gli Stati Uniti, Israele, l’Australia e molti altri. Questa azienda non è solo uno dei soggetti privilegiati del complesso militare-industriale americano, ma è impegnata anche nella gestione dei centri di detenzione per immigrati. Inoltre, è risaputo, partecipa alla violazione dei diritti umani ai danni della popolazione palestinese:  gestisce prigioni e centri per interrogatori, fornisce servizi ai check-point del Muro dell’apartheid ed ha suscitato numerose azioni di boicottaggio a livello internazionale.

Insomma, da questi elementi si ricava un profilo inquietante: ci si trova di fronte a un uomo con un serio disturbo di personalità, omofobo, sessista, razzista, ignorante in fatto di religione islamica, con un profondo conflitto interiore e con un’ammirazione patologica per l’autorità e la possibilità di esercitarla, unita all’ossessione per l’uso delle armi e della violenza, che ha compiuto una strage in un paese in cui i mass shooting sono all’ordine del giorno. Nella storia dell’assassino non c’è presenza di un sentimento antioccidentale. Anzi “l’occidente”, declinato secondo quell’anima inquietante e oscura della società americana, ha generato la sua formazione e i suoi (pessimi) riferimenti.

Ci sono aspetti già visti nei precedenti casi di attacchi terroristici compiuti da cittadini europei o americani: un sicuro disturbo di personalità e il fatto di appartenere ad una seconda generazione che, a differenza della prima generazione (i loro genitori) e della terza generazione (i loro figli) si radicalizza, e lo fa pur non conoscendo quasi nulla dell’Islam, ma aderendo ad una violenza moderna, come i giovani francesi radicalizzati o convertiti (la stessa violenza moderna del neonazista Anders Breivik): è quello che Antoine Courban ha chiamato “l’islamizzazione del radicalismo” più che la radicalizzazione dell’Islam e che Oliver Roy ha definito la nuova questione nichilista. L’islam radicale come un equipaggiamento pronto all’uso per tutti i ribellismi nichilisti, le rabbie antisistema, i radicalismi, e che si adatta a qualunque profilo: una guardia giurata frustrata e violenta come Omar Mateen, , un ex marine dedito al crimine e convertitosi all’islam radicale come Marcus Dwayne Robertson aka Abu Taubah o un ragazzo emarginato delle periferie europee dedito ad alcool e droghe.

A differenza di quei casi, però, stavolta non sono stati neanche riscontrati legami stabili con organizzazioni terroristiche, ma una radicalizzazione sul web attraverso la visione di video jihadisti. Un atto che appare solitario, ispirato dalla propaganda del terrorismo islamista (affronterò il punto poco più avanti), ma con motivazioni che appaiono molto personali: la propaganda radicale esercita il suo fascino su situazioni psichiatriche a rischio e queste ultime, unendosi alle problematiche del contesto in cui sono collocate, generano azioni di terrore di cui l’Isis approfitta, precipitandosi a dire: «Siamo stati noi». Il caso di Orlando mi pare dica questo.

Ci sono infatti aspetti più peculiari di questa vicenda: l’omofobia e la scandalosa facilità di esecuzione della strage a causa dell’irresponsabile libera vendita di armi potentissime che i redattori del secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (quello che prevede il diritto di armarsi) non avrebbero potuto neanche immaginare.

Un chiaro motivo di questa strage resta ancora da stabilire, ma il dato oggettivo è che chi entra con un fucile automatico in un locale gay lo fa per una sola ragione: al Pulse 49 persone sono state massacrate perché erano gay, o perché erano in compagnia di gay. L’omofobia ha scatenato la strage.

L’attacco di Mateen potrebbe essere dipeso quindi dal suo orientamento sessuale e dal senso di vergogna che oggi i musulmani associano all’omosessualità, piuttosto che dal terrorismo islamista?

Di certo nella strage di Orlando il problema è stato l’omofobia, probabilmente molto più quella appresa in occidente che non quella di matrice islamica, dato che come detto è in occidente che l’assassino è cresciuto ed ha maturato il rapporto conflittuale con la propria identità.


Strage per omofobia.

Ma buona parte della società ha tentennato (quando non negato) prima di ammetterlo, dimostrando quanto ci si può spingere in avanti pur di ignorare l’omofobia. Anche in Italia lo si è visto in maniera sfacciata: sui social network un’omofobia violenta non si è nascosta, anzi ha approfittato della tragedia per esprimere pubblicamente un pregiudizio truculento e bavoso che costituisce una seria perversione della morale. Tutto attorno abbiamo assistito però ad un imbarazzo generalizzato, se non un’indifferenza generalizzata, quando si tratta di esprimere piena e convinta solidarietà per le vittime di una strage se queste sono vittime glbt.

È stato detto molte volte in questi giorni, ma è proprio così: se il luogo della strage è una disco gay e non un locale etero, allora non scatta nessun meccanismo di identificazione con quelle vittime. A differenza di altri attentati, non si considera quella strage un attacco alla PROPRIA umanità solo perché si è abituati a considerare quelle persone, COMUNQUE, altro da sé, estranee alle consolidate certezze che formano il proprio universo valoriale (che andrebbe un attimo ridiscusso). Nessun “Je suis glbt”, nessuno sconcerto dichiarato, nessuna solidarietà.

Stavolta il popolo di Facebook, quello che dice «le cose che il potere/l’informazione di regime ti vuole nascondere», ha taciuto. Silenzio.

La classe politica, la nazionale di calcio, pure. I mass media ne hanno parlato giusto il necessario. Quasi tutti hanno istintivamente preso parte alla stessa trama: quella del silenzio.

In Spagna ha suscitato scandalo e ironia il fatto che un politico di sinistra avesse collegato la strage di Orlando ad una parola: etero-patriarcato. Tutti ammettono che il razzismo genera violenza e che molti neri sono uccisi per il semplice fatto di essere neri: perché allora è così difficile capire che il patriarcato genera sessismo e omofobia e, perciò, provoca la morte di donne e omosessuali uccisi per il semplice fatto di essere donne e omosessuali? Non è difficile, se si avesse voglia di capire: ma come si può riconoscere il ruolo giocato dalla cultura patriarcale se non si sa neanche cos’è la cultura patriarcale?

Il patriarcato eterosessuale (e l’omofobia ne è un diretto prodotto) è l’asse portante delle religioni maggioritarie del mondo, dell’Islam come della cristianità, e neanche l’ateismo è immune.

È un fatto che le moderne società islamiche condannano e stigmatizzano l’omosessualità (ma, a differenza del cattolicesimo, non è sempre stato così: c’è una storia poco conosciuta di Islam e omosessualità non solo accettata, ma celebrata a livello letterario. Ah, se solo l’Isis conoscesse le cronache del Califfato che fu, tra omosessualità, vino e multiculturalismo… Una lunga storia di accettazione dell’omosessualità di cui si parla anche in questo articolo, che pur tra alcune inesattezze pone il tema).

In molti paesi islamici, i musulmani non possono rivelarsi omosessuali senza rischiare stigma e pene corporali, o addirittura la morte. Tra l’altro, non si sottolinea mai anche il ruolo del nazionalismo e delle dittature nell’uso del pregiudizio omofobico, né si pone mai sufficiente attenzione alla battaglia molto aspra in corso nell’Islam tra le istanze glbt e la religione da parte di credenti glbt. Non interessa, evidentemente.

So bene che la persecuzione è cosa estremamente diversa rispetto alla discriminazione, ma l’omofobia in quanto tale esiste anche negli Stati Uniti, dove 1 persona glbt su 5 è vittima di un crimine d’odio e dove più di 200 proposte di legge anti Glbt pendono in decine di stati, ed esiste nelle nostre società a casa e sul posto di lavoro, nei media e nelle chiese, sulla stampa e su internet, perché è la società tutta che tollera il pregiudizio violento.

La libera vendita di armi a chiunque da parte di uno Stato irresponsabile ha facilitato l’esecuzione della strage, ne è stata la causa diretta: per avere un’idea dell’entità del problema, subito dopo la strage di Orlando la BBC informava che nelle ultime 72 ore ben 93 persone, escludendo i morti di Orlando, erano state uccise in episodi collegati all’uso di armi. Le armi facili hanno costituito uno strumento di potenza devastante perché quell’omofobia facesse più male possibile. È doveroso combattere questa situazione scellerata, però in un ragionamento complessivo non bisogna dimenticare che l’omofobia prospera a prescindere da questo dato strumentale.

So bene che la perdita di decine di vite nel giro di pochi istanti non può certo pesare come le minacce, gli abusi, le aggressioni fisiche, ma le vittime di omofobia sanno bene che il dispositivo che opera è sempre lo stesso: anche nel secondo caso si distruggono vite, relegandole nella vergogna, isolandole, lasciando che si consumino.

Il cortocircuito generato da questa negazione si è subito manifestato chiaramente: di colpo abbiamo visto eterosessuali fascisti da sempre violenti verso le persone glbt arrogarsi il diritto di parlare a nome delle vittime, sfruttando la tragedia a fini politici per criminalizzare minoranze di immigrati. Adesso Trump rilancia: «Tutti si dovrebbero armare». L’ipocrisia di chi tollera il fanatismo religioso solo quando è il proprio fanatismo religioso. Difensori di una società omofoba convinti che l’omofobia non appartenga a questa società.

La verità è che, di informarsi sul patriarcato eterosessuale, e sull’omofobia che ne deriva, molti non hanno voglia, perché questo significherebbe deviare dal loro obiettivo rassicurante che non spiega nulla: la teoria culturalista dello “scontro di civiltà”. Non c’è alcuna intenzione di analizzare oggettivamente le cose, perché non c’è alcuna disponibilità a cambiare opinione.

Appurato che si è trattato di un crimine dettato dall’odio omofobico, restando sempre in tema di cultura patriarcale, mi sembra interessante l’osservazione in merito alle eventuali connessioni tra violenza domestica e mass shooting. Certamente non tutti coloro che agiscono violenza domestica come terrore quotidiano si trasformano in assassini di massa, ma se nel 2014 il Time magazine riportò la notizia che in più del 98% delle sparatorie di massa negli Stati Uniti l’assassino è un uomo (ed in questo caso un uomo terrorizzato dall’aver visto un bacio tra due uomini), probabilmente quel terrore quotidiano potrebbe essere segnale a livello potenziale di altri tipi di terrore, allo stesso modo della visione di video jihadisti sul web.


Resta da approfondire l’ultimo punto: l’islam radicale e noi.

L’omofobia  è all’origine della strage. Non sono stati trovati elementi che possano provare un ruolo dell’Isis nella sua organizzazione, come avvenuto per gli attentati di Parigi e Bruxelles. Tuttavia, come già detto, la propaganda radicale esercita il suo fascino su situazioni psichiatriche a rischio e queste ultime, unendosi alle problematiche del contesto in cui sono collocate, generano azioni di terrore di cui l’Isis approfitta, precipitandosi a dire: «Siamo stati noi». Il caso di Orlando mi pare dica questo.

Ispirazione. Se quindi non è stato dimostrato un contributo organizzativo dell’ISIS, è probabile che anche propaganda di quest’ultimo abbia motivato o ispirato Mateen soffiando su un quadro personale a rischio (e molto poco affine all’immagine del «terrorista islamico di origine afghana», come i soliti approfittatori hanno sbrigativamente detto. 

Tuttavia i media occidentali sono propensi ad enfatizzare. Mi limito a riportare quanto scritto Patrick Cockburn sull’Independent in un articolo intitolato Distortions over Isis involvement in Orlando play into the hands of the jihadists:

I media occidentali sono soliti enfatizzare il punto di vista dell’Isis, perché ciò nutre la paura popolare di una grande cospirazione guidata dall’Isis che minaccia tutte le case negli USA e in Europa. Non è affatto sorprendente dato che [nel caso di Orlando] si tratta del peggiore attacco terroristico negli Stati Uniti dall’11 settembre, ma vale la pena tenere a mente che le vittime ad Orlando sono molte meno dei 200 uccisi il mese scorso dagli attentatori suicidi dell’Isis dentro e attorno a Baghdad nel corso di quattro giorni e degli altri 150 uccisi nelle città siriane di Tartous e Jableh il 23 maggio scorso.

Questi massacri sono stati a malapena riferiti dai media occidentali che tendono a dare una copertura eccessiva o scarsa alle azioni dell’Isis, in base alla presenza di americani o europei tra i morti. Ciò dà un’immagine distorta del grado di pericolo costituito dall’Isis, che alcune volte appare essere al tramonto e altre volte è esagerato da una copertura mediatica 24 ore su 24 al punto da sembrare una minaccia alla nostra stessa esistenza. 

Questo atteggiamento fa il gioco del terrorismo per una semplice ragione: genera quelle risposte divisive e isteriche alla Trump o Salvini, inducendo quella spaccatura nelle società occidentali che l’Isis desidera provocare. Non solo: cercando di provocare delle punizioni collettive ai danni delle comunità musulmane (quelle in Medio Oriente o quelle in Europa)

l’Isis ci guadagna, perché un’eccessiva e onnicomprensiva ritorsione diventa il sergente di reclutamento inconsapevole per quello stesso movimento che presumibilmente si sta cercando di sopprimere.

Tutti conosciamo i rischi di una risposta sproporzionata verso le comunità musulmane, ma questa lucidità scompare non appena c’è il sangue per strada.

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Gran parte di quello che le organizzazioni salafite jihadiste, come Isis e Jabat al-Nusra, pensano dell’omosessualità deriva non genericamente «dall’Islam», ma dal Wahhabismo, una variante estremista dell’Islam che è religione di stato in Arabia Saudita, una monarchia assoluta feroce dove gli omosessuali rischiano le frustate, la galera o la morte. Le monarchie petrolifere del Golfo costituiscono il bastione della controrivoluzione e della reazione regionale, del settarismo e dell’estremismo e combattono le istanze di dignità e libertà delle rivoluzioni arabe del 2011. 

Stati Uniti ed Unione Europa non hanno mai voluto riconoscere i legami tra il terrorismo ed i loro alleati strategici sunniti, vale a dire Arabia Saudita, monarchie del Golfo, Turchia e Pakistan.

L’integralismo islamico non è un fenomeno nuovo, apparso all’improvviso. Sbaglia chi vede in esso una realtà semplicemente anti-occidentale o anti-imperialista, o addirittura un ideale politico connaturato al mondo musulmano. 

Il successo dell’integralismo islamico non è la forma culturalmente inevitabile della radicalizzazione dei popoli musulmani e diverse sono le ragioni che hanno portato ad una sua rinascita: il declino degli ideali socialisti, il fallimento delle correnti di sinistra nel mondo arabo, la crisi economica  e l’impatto della deregolamentazione neoliberista a livello mondiale, l’umiliazione quotidiana delle popolazioni musulmane. In particolare è riemerso a partire dagli anni ‘70 a seguito della decadenza del nazionalismo arabo e della crisi petrolifera, che ha aumentato l’influenza della dinastia wahhabita dell’Arabia Saudita nel mondo arabo e musulmano.

L’Arabia Saudita ha da sempre ha giocato la carta dell’integralismo islamico come arma contro il comunismo e il nazionalismo radicale progressista e per infliggere loro il colpo finale. Ed è questa è una delle ragioni per cui i sauditi hanno beneficiato sempre del sostegno degli Stati Uniti d’America che sono stati direttamente responsabili della rinascita dell’integralismo islamico, favorendo in un primo tempo la sua diffusione, nonché la sconfitta della sinistra e del nazionalismo progressista, spianando la strada all’Islam politico come unica sponda ideologica e organizzativa popolare.

Un’alleanza che non è mai stata messa in discussione: la settimana scorsa il direttore della CIA John Brennan ha negato il coinvolgimento saudita negli attacchi dell’11 settembre, aggiungendo che le 28 pagine del dossier sugli attacchi non lo implicavano.

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La diversa reazione alle stragi da parte del mondo occidentale conferma inevitabilmente l’impressione di molti musulmani di un’indignazione occidentale che si mobilita solo quando ci sono occidentali tra le vittime, mentre è silente quando a morire sono musulmani. Un’impressione sfruttata da molti propagandisti autodefinitisi islamici che hanno una logica speculare a quella del messaggio troglodita alla Trump o alla Salvini.

Il problema è che quest’impressione è davvero difficile da contestare. Prendiamo un  piccolissimo esempio dalla tragedia più spaventosa e dimenticata degli ultimi anni: la Siria.

La domenica della strage di Orlando, nel pomeriggio, venni a sapere dell’ennesimo bombardamento sui civili da parte dell’aviazione russa a sostegno del dittatore Assad in Siria. A dire il vero i bombardamenti sui civili, le strutture sanitarie, i mercati non si contano più: è una quotidiana cronaca di morte, ma quel pomeriggio mi colpì molto un singolo caso su cui il destino si era particolarmente accanito.

A seguito dell’ennesimo bombardamento russo sul mercato ortofrutticolo di Idlib, un uomo aveva perso la moglie e i quattro figli. Aveva perso tutto. Ci sono foto e video strazianti, non serve pubblicare nulla. Forse combatteva per la rivoluzione, o forse era semplicemente un padre di famiglia. Cosa ne sarà di lui adesso? Potrebbe affrontare la sua disperazione con eroica sopportazione, oppure divenire carne da cannone per qualche gruppo armato, o ancora strumento di qualche gruppo terroristico presente in Siria che lo trasformerebbe in uno di quegli autisti di autobomba che si schiantano sulle linee nemiche per aprire un varco.

Ci sono luoghi di pervicace resistenza, in Siria, dove la gente protesta da mesi in piazza contro gli estremisti di Jabhat al-Nusra, per impedire che la rivoluzione contro il regime possa essere inquinata sempre più dal settarismo e dall’estremismo (che il regime ha abilmente provocato, ma di queste ed altre cose ne parlerò in un lunghissimo articolo sulla Siria che spero di pubblicare presto), ma viene bombardata da Assad esattamente come quell’uomo che ha perso tutto.

E la cosa grave è che in Siria ad uccidere non sono elementi singoli e fuori controllo come un’instabile  guardia giurata di Orlando, ma apparati statali (russo, siriano, iraniano, ecc…) che stanno polverizzando un intero paese ed il suo popolo seguendo precise politiche e rigide catene di comando: ciò non suscita alcuna indignazione.

La narrativa degli estremisti sull’indignazione selettiva degli occidentali, speculare a quella di Trump e Salvini che criminalizza un’intera comunità, è difficile da contestare quando le vittime di questa guerra vedono affastellarsi elementi che la confermano: le proteste pacifiche del 2011 non ricevettero alcuna solidarietà mentre il tiranno massacrava i manifestanti, l’inganno di Obama che minacciava il regime di tracciare ipotetiche “linee rosse” da non oltrepassare si è rivelato nient’altro che un inganno, fino alla beffa delle Nazioni Unite che dovevano lanciare cibo dall’alto sulle zone assediate e affamate ed hanno portato zanzariere e preservativi.

In Siria è in corso un genocidio solo perché il popolo siriano, cinque anni fa, ha deciso di abbattere un regime mafioso e brutale che in occidente è considerato incredibilmente «il male minore». Oltre che un tradimento dell’umanità, questa convinzione è solo una pia illusione per ingenui o per stolti.

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