Siria, il cappio si stringe. Il mondo sarà giudicato per tutta questa indolenza

C’è da restare sconvolti alla vista delle foto e dei video che ogni giorno documentano senza sosta il tributo di sangue versato dal popolo siriano. Sono foto e video che non risparmiano niente all’osservatore e che testimoniano il dolore sconsiderato causato da un massacro di civili sistematico: tra urla disperate e atti di eroismo ci sono famiglie dilaniate o cancellate, bambini dai capelli arruffati sconvolti dal terrore, insanguinati, o ridotti in condizioni inenarrabili. Uno spettacolo orribile su cui aleggia una fitta coltre di calcinacci sbriciolati. Non serve pubblicare nulla, sono lì per chi vuole vedere, se vuole vedere.

Ogni giorno giungono dalla Siria le immagini infernali di nuovi bombardamenti sui civili da parte dell’aviazione russa e di quella siriana di Bashar al-Assad. Nessuna copertura mediatica degna di questo nome. Le immagini di quei bombardamenti quotidiani fermano scene che si affastellano assieme a una serie smisurata di sistematiche brutalità che durano da 5 anni, ed ogni volta la domanda che mi pongo è sempre identica a quella della volta precedente: cosa diremo tra qualche anno della malcelata leggerezza, del cinico fatalismo, della pigra rassegnazione, della sfacciata indolenza con cui gran parte dell’opinione pubblica ha abbandonato da subito la rivoluzione siriana e si è messa ad assistere a tutto questo orrore?

Due giorni fa più di duecento civili, in gran parte donne e bambini, sono stati ammazzati dai bombardamenti della colazione internazionale anti-ISIS guidata dagli Stati Uniti a nord della città di Manbij. Nessun titolo di giornale in Occidente, e nessuna protesta da parte di quella cieca sinistra occidentale che è tranquilla finché il glorioso regime siriano resta integro.

È ammazzando civili che si pensa di combattere l’ISIS nelle zone sotto il suo dominio?

Sta per prepararsi un nuovo disastro umanitario a Manbij, città in mano all’ISIS dove 250 mila civili sono intrappolati: da un lato il terrore dei fondamentalisti che usano i civili come scudi umani, dall’altro i bombardamenti indiscriminati della coalizione guidata dagli USA e gli spari delle SDF (Syrian Democratic Forces), unità composte principalmente da forze curde guidate dal partito PYD (Partito dell’Unione Democratica, curdo-siriano) create dagli USA per dare una copertura giuridica all’appoggio militare americano al PKK in Siria. Americani e curdi stanno assediando la città senza permettere l’organizzazione di corridoi umanitari per evacuare i civili e far entrare degli  aiuti.

[Sulla politica del partito curdo siriano Pyd ci sarebbe molto da dire, ma in Italia, dove la conoscenza della guerra civile siriana è molto limitata e confusa, un atteggiamento acritico nei riguardi della lotta curda ha oscurato tutte le contraddizioni (nessun confronto col regime di Assad, appoggio all’intervento militare russo) e le violenze e gli abusi compiuti in alcune regioni a danno delle popolazioni arabe]

Come è possibile accettare tutto questo? Perché non si può fare a meno di notare un dato oggettivo: ciò  che colpisce maggiormente chi segue la tragedia siriana da vicino, se possibile più della crudeltà sistematica del regime di Assad e e di chi lo supporta, è il silenzio dell’opinione pubblica.

Eppure la Siria è vicina.

Eppure le conseguenze umanitarie di quella crisi sono giunte nel cuore d’Europa.

Eppure le vicende dei paesi arabi ci stanno riguardando sempre più.

Eppure anche il fondamentalismo islamico è un tema ormai tragicamente quotidiano.

Evidentemente non basta tutto questo a porre rimedio alla colpa massima del popolo siriano: aver dato avvio ad una rivoluzione popolare per abbattere un regime brutale e aver resistito a lungo, mentre la rivoluzione veniva assediata non solo dal regime, ma anche da quel fondamentalismo islamico variamente declinato che il regime aveva contributo a fomentare come arma diabolica contro il suo peggiore incubo, la rivoluzione stessa (il ruolo di Assad in questo è ormai noto e documentato).

La sinistra occidentale è affondata in una lettura disastrosa della rivoluzione siriana (su cui sto ultimando un prossimo articolo) e quindi si è schierata con l’oppressore, ma più in generale dov’è l’opinione pubblica che si definisce “sinceramente democratica”? Pigro fatalismo? Può darsi, ma deve essersi imposta anche in questo caso un’incredibile logica binaria, rassicurante e semplificatoria, la stessa che ha portato all’abbandono delle primavere arabe: «La scelta è tra i vecchi regimi o l’estremismo islamico. Quindi meglio i vecchi regimi».

Peccato che questi regimi non costituiscano affatto una barriera nei confronti della diffusione del fondamentalismo e non saranno garanzia di sicurezza per noi. E peccato che, oltre le nostre rassicuranti certezze, ci siano persone che combattono per un diritto naturale alla libertà e alla dignità: forse non ne avevano così diritto? Nel caso, lo si dica.

Joe Cox, la parlamentare laburista brutalmente assassinata da un fascista, così vicina alle ragioni del popolo siriano, mise in guarda il Parlamento inglese rispetto a Boris Johnson, nuovo ministro degli Esteri britannico:

Resto profondamente preoccupata per la mancanza di progressi in materia di protezione civile all’interno della Siria, gran parte della quale perpetrata dal regime di Assad. Il Segretario di Stato concorda sul fatto che porre fine all’uso indiscriminato di barili-bomba da parte di Assad è una misura chiave di rafforzamento della fiducia che dovrebbe costituire la priorità assieme agli sforzi verso un formale cessate il fuoco?

Se un cessate il fuoco non può essere raggiunto venerdì, posso sollecitarlo a guardare di nuovo ad altre misure per proteggere i civili, tra cui la messa in atto di aree escluse dai bombardamenti. Riuscirà anche a riconfermare l’impegno inequivocabile del governo a non avere rapporti con chiunque, tra cui Boris Johnson, il quale afferma che lavorare con le forze di Assad è un compromesso che dobbiamo essere disposti a fare?

Questo sarebbe non solo moralmente sbagliato, ma controproducente dato che Assad è il più grande sergente di reclutamento di Daesh .

Una rivoluzione abbandonata da anni al suo destino affronta adesso un momento drammatico: ad Aleppo, le forze di Assad e dei suoi alleati hanno chiuso l’ultima via di rifornimento nella parte della città controllata dalle forze ribelli.

Forse una mappa può servire a descrivere non solo la situazione sul campo, ma le dinamiche che da tempo governano la guerra in Siria e che troppi non vogliono  vedere. Il giornalista siriano Rami Jarrah ha pubblicato giorni fa sul suo profilo Fb questo post eloquente:

Mappa Aleppo Assad Siria Guerra civile

In risposta all’assedio pressoché totale sulla città di Aleppo, le forze ribelli hanno lanciato offensive in numerose aree al centro della città con lo scopo di guadagnare terreno dalle forze del regime siriano oltre a premere sulle forze di Assad perché decidano di ritirarsi dall’imporre un assedio sulla città.

Ci sono più di 300.000 civili che vivono ad Aleppo nelle zone verdi indicate e qualunque assedio nel tempo significherebbe letteralmente la peggiore crisi umanitaria fino ad oggi.

Date un’occhiata a questa mappa, le aree giù indicate in nero sono quelle controllate dall’ISIS, e le aree indicate in rosso sono quelle delle forze di Assad. Gli stessi gruppi ribelli (indicati in verde) che hanno spinto  l’ISIS fuori da Aleppo e Idlib in pochi giorni sono ora paralizzati dal continuare qualunque offensiva contro l’ISIS a causa della realtà che si può vedere su questa mappa. Le forze di Assad stanno schermando l’ISIS e l’aviazione russa sta operando come forza aerea del gruppo terroristico e, per quanto questo possa suonare folle ad un normale spettatore, è assolutamente logico per chi segue gli eventi da vicino.

Assad si sta assicurando che il suo “nemico pubblico”, l’ISIS, non sia sconfitto fino a quando egli non riuscirà a distruggere l’opposizione legittima, opposizione che  vuole cacciare lui così come sbarazzarsi dei gruppi fondamentalisti come l’ISIS. Assad non avrebbe più scuse per bombardare e terrorizzare civili se l’ISIS fosse distrutto. Ecco perché Assad alimenta l’ISIS e incoraggia la sua continuazione: questo è ciò che i siriani intendono quando dicono che Assad supporta il terrorismo.

Le forze di Assad sono ora situate vicino la sola strada per entrare e uscire da Aleppo (Castillo Road) e stanno facendo fuoco su qualunque cosa cerchi di attraversarla. Anche questo è indicato sulla mappa.

Ecco perché queste offensive sono state lanciate e vorrei lanciare un ultimo messaggio, dato che quando queste offensive sul territorio del regime hanno un costo iniziamo ad ascoltare lamentele sul perché i gruppi ribelli stanno attaccando aree controllate dal regime da parte di gruppi dei diritti umani e cose del genere. Se essi davvero non capiscono, allora noi proveremo ad istruirli, ma se c’è una chiara conoscenza di questa realtà allora noi riterremo che stanno chiedendo a 300mila persone di accettare che non meritano di vivere e che dovremmo tutti scegliere tra due tipi di terrore, quando invece c’è una chiara, terza opzione che per noi è onestamente l’opzione numero uno: quelli che chiedono libertà (i ragazzi in verde).

Mentre dopo cinque anni la rivoluzione viene dilaniata dal settarismo e dall’estremismo, un sogno per i suoi detrattori al potere in Siria, in un paese polverizzato la scorsa settimana l’antica città di Aleppo, considerata la chiave del destino della Siria, è perciò scivolata nelle mani degli alleati del regime guidati da Hezbollah.

Sempre la scorsa settimana si sono delineate ancora di più alleanze mai viste in tempi moderni: gli USA colludono apertamente con l’imperialismo russo nella distruzione di qualunque resistenza alla dittatura di Assad, la Turchia ha preso atto della realtà e, risolti i bisticci con Israele e Russia, afferma che vuole buone relazioni con Damasco. La Gran Bretagna ha un nuovo ministro degli esteri, Boris Johnson, che in dicembre si dichiarò apertamente pro-Assad, ma che avrebbe cambiato opinione da poco.

Kerry Russia Siria accordo

Kerry supporto Assad

Una delegazione del Parlamento europeo guidata da Couso (Izquierda Unida) ha fatto visita ad Assad raccogliendo la sua richiesta di cancellazione delle sanzioni, mentre esponenti dei servizi segreti italiani vengono ricevuti a Damasco dopo una precedente visita dei siriani a Roma.

La sinistra occidentale porterà avanti le proprie fantasie sul povero presidente Assad obiettivo dell’imperialismo, o forse guarderà da un’altra parte. La realtà ha un’evidenza sfacciata, ma né la realtà né l’evidenza di un popolo che lotta per la libertà e contro il genocidio disturbano le loro coscienze. E così si ritrovano ad essere dalla parte di quell’imperialismo che pretendono di combattere.

Rappresentanti della sinistra europea come Couso non sembrano rendersi conto che stanno commettendo un enorme errore, e assisteranno ad un aumento della violenza jihadista così come  avvenuto dopo l’invasione dell’Iraq scatenata da Bush.

È  impossibile proteggere i civili, sconfiggere l’ISIS o risolvere la “crisi dei rifugiati” se non si porta la pace in Siria. Ma è impossibile portare la pace in Siria se il regime di Assad resta al potere.

Sono seduto qui in una casa distrutta nella parte est di Aleppo. Ho i russi nei cieli, e anche le forze aeree siriane quando i loro aerei possono volare. Ho l’Isis ad est, Hezbollah al nord  e al-Qaeda nel mezzo. Ci abbandonano, e ci dicono di confidare in Dio, e poi ci condannano quando siamo costretti a cercare aiuto da al-Nusra. Senza di loro saremmo stati uccisi un anno fa. Questa non è politica. È questione di vita o di morte.

ha dichiarato al Telegraph Abu Sobhi Jumail, un combattente dell’opposizione siriana, e ha aggiunto:

Non c’è alcun entusiasmo per assisterci, ma sarete tutti giudicati per quanto accaduto in Siria. Io non ci sarò per testimoniarlo, comunque.

Tutti pagheranno il prezzo della distruzione assadista, iraniana, russa, europea, americana della Siria e per lo schiacciamento della sua rivoluzione democratica.

Non basteranno i mea culpa postumi, le ammissioni, i pentimenti. Non servirà niente per rimediare ad una lettura della vicenda siriana che grida vendetta alla morale universale, se la parentesi di speranza per la Siria dovesse chiudersi e il tiranno tornasse ad edificare monumenti alla propria gloria.

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