Popolo della sinistra, che spettacolo stai dando agli occhi della Storia

Bashar_and_Asma_al-AssadPopolo della sinistra,

Questa lettera che ho deciso di scriverti nasce da un moto impetuoso di indignazione e sconcerto.

Quando ho iniziato a scrivere una delle più antiche città della Terra, abitata ininterrottamente da più di 6000 anni, era stretta in un assedio totale da parte di barbari di diversa provenienza. La città è Aleppo, in Siria, e i barbari di diversa provenienza che assediano 300 mila persone sono l’esercito siriano di Bashar al-Assad, l’Hezbollah libanese, i pasdaran dell’Iran, diverse milizie settarie al servizio del regime di Damasco e i curdi dell’YPG (quelli di Kobane). Sono partito male, eh? Prosegui con la lettura, invece.

Sempre in quei momenti più di 20 diverse fazioni ribelli si erano unite per sferrare la più grande offensiva militare degli ultimi anni, sperando di rompere l’assedio. Pensavamo: dovessero fallire, Aleppo cadrà. Il 6 agosto l’assedio è stato rotto. Ma andiamo con ordine.

Probabilmente di questo assedio molti delle tue fila non ne erano a conoscenza, e se così fosse la cosa non mi stupirebbe. Sono trascorsi più di cinque anni dall’inizio della rivoluzione e della guerra civile in Siria ma, permettimi di dirtelo senza risultare sconveniente, delle sue cause materiali (non ti piaceva «l’analisi materialista»?), del suo sviluppo e dei suoi responsabili hai dimostrato di non saperne nulla.

Si può spiegare tutta questa ignoranza? Si può se si parte dall’essenziale. E l’essenziale è che la Siria (assieme a tutte le rivoluzioni arabe) incarna una vicenda storicamente rilevante e di grande complessità, e di fronte a vicende di questa portata non ci si può presentare sprovvisti di solidi punti di riferimento. Non è facile averne, ma è facilissimo capire che per un popolo che si considera di sinistra un punto di riferimento può essere tale se, nell’interpretazione dei fatti, non tralascia mai un presupposto discriminante: esso non legittimerà mai l’oppressione e sosterrà sempre l’emancipazione.

Non è possibile limitarsi alla lettura di qualche generico articolo di giornale o, peggio, lasciarsi tentare da una costellazione variegata di siti di presunta  “controinformazione” o “informazione alternativa”, spesse volte molto contigua ad aree neofasciste, che rilancia notizie spazzatura senza alcun fondamento. Per capire è necessario approfondire, dedicarci del tempo, consultare fonti autorevoli, o se non si può fare tutto questo perlomeno chiedere, chiedersi. Soprattutto avere il coraggio di non scappare mai da qualunque dubbio o contraddizione che si incunea nei nostri convincimenti, ma lasciarsi sollecitare da tali dubbi per approfondirli e ricomporli in un ordine che, pur smentendo magari qualche vecchia convinzione, possa fornire sempre nuove ragioni alla propria militanza, alla propria solidarietà verso i popoli in lotta, perno (si spera) di qualunque popolo di sinistra.

Questa riflessione personale sull’attitudine che dovresti sempre avere non può però non rimarcare un dato storico: se l’attitudine dominante è un’altra e supporta un oppressore, osteggiando un popolo in lotta, ciò non è frutto del caso, ma è il recupero di una vecchissima logica in voga in una parte della sinistra: «Il nemico del mio nemico è mio amico».

Pensavo, inoltre, all’importanza fondamentale della conoscenza della storia, dato che tutte le sciocchezze che da cinque anni a questa parte ci tocca sentire sulla Siria e sul suo governo ballano su un vuoto di fatti storici dimenticati o, peggio ancora, che ignori completamente.

Mi spiace constatare che non hai fatto niente di tutto questo.

Ancora oggi, non lo stai facendo.

Alcuni mesi fa decisi di mettere in fila tutte le tue strampalate convinzioni sulla Siria, provando a smentirle una alla volta: ne è venuta fuori una riflessione abbastanza lunga, ma so già che non saresti disposto a leggerla per intero, ed è per questa ragione che ho deciso di scriverti una lettera.  Perché, qualunque argomento portassi a sostegno di quello che voglio dire, nella migliore delle ipotesi continueresti in maniera pervicace a restare in silenzio. Silenzio di chi supporta il dittatore, o silenzio di chi non lo supporta ma neanche vi si oppone come dovrebbe.

E il silenzio è una creatura imprendibile, sfuggente, vuota: come si risponde al silenzio? Con gli argomenti? No, perché il silenzio è già espressione di una scelta compiuta e che non si ha granché intenzione di rivedere. Non ci sono argomenti che potrebbero essere ascoltati.

Però un rapido accenno voglio farlo comunque, perché tu capisca come sia stato possibile che un regime estremamente oppressivo e brutale, con una rigida politica confessionale, beneficiasse del tuo sostegno o, quantomeno della tua non opposizione. Non spiegherò nulla, mi limiterò ad accumulare spunti di un’argomentazione che, per brevità, non farò.

C’è una sinistra che supporta apertamente e attivamente la rivoluzione del popolo siriano contro il tiranno ed i suoi alleati: è molto motivata, ma è minoritaria.

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La sinistra che invece si è schierata più o meno apertamente a sostegno del dittatore è la cosiddetta “sinistra antimperialista”: è il gruppo più corposo a livello internazionale, nel senso che gran parte della sinistra occidentale è su questa posizione, e pur disponendo di pochi concetti che esauriscono la sua conoscenza dell’argomento li ripete ossessivamente come una rassicurante tiritera, in un inarrestabile processo di autoconvinzione che, come una trottola che gira per principio di inerzia, apparentemente nulla può fermare.

Il cosiddetto antimperialismo così come inteso da questo gruppo costituisce un ammasso immenso di banalità e sciocchezze, rispetto ai fatti nudi e crudi, rispetto alla realtà sociale ed anche rispetto agli obiettivi che giacciono al di là della teoria. È un problema di analisi e di orientamento politico molto profondo: questa sinistra antepone sempre gli Stati ai popoli e la geopolitica alla politica, fraintendendo il senso dalla sacrosanta battaglia contro l’imperialismo e finendo col credere nell’esistenza di un presunto “campo antimperialista”, ovvero di un insieme di Stati accomunati dall’opposizione ferma e continua all’imperialismo americano, che bisognerebbe sostenere (anche se Stati autoritari) e difendere da qualunque contestazione popolare, considerata tout court una «manovra dell’imperialismo». Nessuna di queste posizioni è associata ad autentiche opinioni, ed al fondo giace la sciagurata logica: «Il nemico del mio nemico è mio amico». La loro tendenza non è quella di mettersi ad elaborare nuove teorizzazioni sull’imperialismo basandosi sulle lotte reali che stanno avvenendo in determinati contesti, ma solo uno scadere o nel conservatorismo dogmatico di cui ho detto poc’anzi oppure in assurde teorie del complotto. In tal senso la “controinformazione” sul web è particolarmente subdola, perché la sua propaganda si presenta come ragionevole. In qualche modo questo universo del web, mentre afferma che tutto attorno c’è solo propaganda, offre altra propaganda. 

La più classica delle risposte da parte di questa sinistra sarebbe: «La Siria ha un governo laico e progressista che sta combattendo contro il terrorismo islamico foraggiato dall’imperialismo americano che vuole abbattere il legittimo governo siriano. La Russia di Putin, che è una forza antimperialista, difende il governo di Assad contro gli USA, che vogliono abbatterlo». Tutto falso. Se allora iniziassi a controbattere punto per punto, risponderebbero con la stessa identica cantilena.

Il loro schema di fondo è banale: le rivoluzioni possono scoppiare soltanto nei paesi alleati degli Usa, altrimenti sono certamente e oggettivamente al servizio dell’imperialismo. Punto. È evidente che qualunque argomento sarà rigettato a prescindere.

Non è solo un problema di analisi: la verità è che questa linea è generalmente sostenuta senza alcun tipo di analisi autentica e documentata, ma solo in quanto espediente sbrigativo e rassicurante per negare sostegno ai ribelli siriani e, più in generale, alla rivoluzione siriana. O anche solo per disinteressarsene.

Sarà che per attitudine personale ho sempre bisogno di ancorare le posizioni che assumo ad un certo numero di argomenti che siano solidi, resistenti ad eventuali contestazioni, fatto è che, al netto di qualunque implicazione morale, resto stupefatto da come questa sinistra possa sentirsi intellettualmente appagata di fronte a spiegazioni così semplicistiche, considerate alla stregua di un discorso approfondito, compiuto e quindi credibile.

Anche se non tutti si sono spinti fino al punto di difendere la dittatura di Assad o di negare la natura autoritaria del suo regime, il fervore «antimperialista» ha portato comunque tutti gli altri a posizioni che, di fatto, giustificano il regime ed esprimono disprezzo nei confronti dell’opposizione siriana. 

È una posizione che non ha niente di progressista: è stata plasmata dalla propaganda del regime, ed ha trovato terreno in una sinistra troppo occupata a guardare in modo semplicistico al grande gioco della geopolitica («In Siria c’è solo una manovra dell’imperialismo») o al proprio solido eurocentrismo («Quelle non sono rivoluzioni», «Non c’erano le condizioni materiali per una vera rivoluzione», «Le rivoluzioni non si fanno in quel modo»). Talvolta si mescola con diverse forme di nazionalismo e di islamofobia (che evidentemente diviene più accettabile rispetto alla Siria e nell’ambito di questo tipo di “antimperialismo”), per non parlare del razzismo implicito in base al quale i giovani siriani nel 2011 non avrebbero combattuto per le proprie ragioni, ma solo in quanto “incitati” o “incoraggiati” dalla Cia. Un po’ come dire: tutto è immaginato e pensato in Occidente, gli arabi non agiscono di propria iniziativa, al massimo reagiscono a questi input esterni.

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C’è poi in Italia la restante parte della sinistra che, tra senso di smarrimento e poca conoscenza, preferisce la via del silenzio: denuncia certamente la crisi dei profughi e il trattamento disumano cui questi sono sottoposti, talvolta fa un piccolo accenno ai bombardamenti sui civili quando viene colpito un ospedale, ma niente di più. Fatto ancora più significativo, attribuisce la responsabilità di questi fenomeni alla «guerra in Siria», omettendo cioè di dire che il regime siriano di Bashar al-Assad è il principale artefice della catastrofe. Sì, prendi questo concetto e sottolinealo: il regime di Assad è il principale responsabile della catastrofe.

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Fonte The Syria Campaign (dati documentati dal 15 marzo 2011 al 1 marzo 2016 secondo il Syrian Network for Human Rights)

Questa sinistra ha celebrato unicamente la lotta del popolo curdo di Kobane, «il progetto laico e democratico» del Rojava e si è fermata lì. Sostanzialmente dell’inferno siriano non ha visto altro: solo i curdi dell’YPG da un lato e l’ISIS dall’altro. Ignora la lotta dell’intero popolo siriano contro il regime e non immagina neanche che i curdi dell’YPG non godono di particolare fiducia da parte degli arabi siriani a causa della politica che hanno adottato: non si scontrano mai con le forze di Assad, appoggiano l’intervento militare russo e spesso compiono violenze ai danni di civili arabi al punto da meritarsi la definizione di «Isis giallo» da parte della popolazione di Raqqa, prigioniera di Daesh, come si leggeva qualche tempo fa su un blog gestito dai giovani siriani della città. Ad Aleppo le YPG hanno preso parte all’assedio della popolazione civile assieme ad Assad e ai suoi alleati e qualche giorno fa questi eroi della laicità si facevano fotografare nel corso dell’assedio assieme a jihadisti sciiti stranieri che supportano il tiranno.

Mentre lo sterminio del popolo siriano continua indisturbato e talvolta piove fosforo bianco o napalm sui civili questa sinistra non proferisce parola. Credo che la propaganda che ha preso piede rispetto alla rivoluzione siriana abbia influenzato anche questa sinistra (perlomeno in buona parte). Essa, infatti, non sostiene apertamente quello che dice il regime come fa la “sinistra antimperialista”, ma il suo smarrimento e la sua inammissibile indifferenza di fronte alla guerra di sterminio condotta da Assad e dai suoi alleati sta a significare che la narrazione del tiranno ha fatto breccia anche da queste parti. Parrebbe dire: «Non mi esprimo, devo capire meglio. È complicato, ho molti dubbi…». Considerato il suo solito attivismo, e considerate le proporzioni bibliche del massacro del popolo siriano, si tratta di un atteggiamento davvero incredibile.

Non sarebbe casuale: l’abilità del regime di Assad di controllare la narrazione nel momento in cui inizia la guerra rivoluzionaria («Da un lato ci sono io, dall’altro lato solo terroristi») ha costituito uno dei suoi massimi successi, con buona parte dei media mainstream in tutto il mondo che la accettavano entusiasticamente o tacitamente. In particolare questo è accaduto rispetto all’ascesa di Daesh, il cui terrore mediaticamente spendibile ha eclissato il terrore di Bashar al-Assad, enormemente più distruttivo ma, per un pubblico internazionale, molto meno istintivo e viscerale.

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Come ho già detto, non spiegherò nulla in maniera approfondita, perché lo spazio di una lettera non basterebbe e in aggiunta non so quanto servirebbe. Farò solo dei rapidi accenni.

Se alla “sinistra antimperialista” che sostiene Assad si chiedesse di spiegare nel dettaglio cosa è accaduto in Siria a partire dal 2011 probabilmente risponderebbe in maniera generica, pescando in una delle quattro o cinque frasi ad effetto di cui si diceva prima. Ma, come scriveva Saramago, «autoritarie, paralizzanti, circolari, a volte ellittiche, le frasi a effetto, dette anche scherzosamente briciole d’oro, sono una piaga maligna, tra le peggiori che hanno infestato il mondo».

Il fatto che possano essere stati ingannati dalla propaganda del regime siriano è deplorevole e credo che ciò nasca da una sorta di reazione contro il governo degli Stati Uniti. Chi non conosce la storia della regione pensa che il regime siriano, per il semplice fatto di essere alleato con l’Iran e l’Hezbollah libanese, sia antisionista e antimperialista. Ignorano che se il regime di Assad non ha firmato un trattato di pace con Israele ciò non è dipeso dal carattere antisionista del regime, ma dalla mancanza di volontà di Israele stesso che non vuole rinunciare all’altopiano del Golan. Ignorano che prima del 2011, a fare da mediatore tra Assad e Israele c’era Erdogan, allora suo buon amico.

Ignorano completamente l’intervento del regime di Assad in Libano nel 1976 per schiacciare l’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) e la sinistra libanese, solo per fare un esempio, o l’appoggio dato al movimento confessionale sciita Amal in Libano nella loro guerra contro i campi palestinesi. O l’intervento della Siria nella coalizione a guida Usa nella prima guerra del Golfo contro l’Iraq.

Probabilmente non sanno che all’inizio degli anni Ottanta si è scatenata una delle maggiori repressioni contro la sinistra: centinaia di militanti comunisti incarcerati e sottoposti a terribili torture, oppure condannati a lunghissime pene detentive nonostante non avessero mai organizzato azioni violente.

Per non parlare dei mutamenti neoliberisti del regime avvenuti negli ultimi 15 anni, con la formazione di una classe capitalista corrotta formata dalla sua clientela, mentre disoccupazione, deindustrializzazione e impoverimento delle campagne si acuivano fino a portare alle tensioni sociali esplose nel 2011.

Il regime di Assad non ha alcuna dimensione antimperialista. È un regime mafioso, opportunista, dispotico ed estremamente brutale.

Un capitolo a parte è costituito dalle assurdità diffuse in merito alla presunta laicità del regime siriano. La sinistra non sa, ad esempio, che da quando è giunto al potere Assad non ha fatto altro che incoraggiare il salafismo in Siria convinto di ottenere così la pace sociale. Era lo stesso programma seguito dagli Usa, i quali hanno favorito il fondamentalismo islamico contro il nazionalismo arabo e la sinistra sin dagli anni Cinquanta: schiacciando così la sinistra con l’aiuto delle forze islamiche fondamentaliste, statunitensi e regimi della regione hanno creato le condizioni perché nascesse un’opposizione all’interno di queste forze.

La sinistra non immagina neanche il ruolo del regime nella costruzione del nemico pubblico perfetto, Daesh, in Siria, allo scopo di modificare la natura del sollevamento contro di lui. Ad esempio, non credo sappia (ma è stato documentato da numerosi articoli e libri) che mentre nel 2011 Assad schiacciava il movimento popolare pacifico con estrema brutalità per impedire che vi si sviluppasse l’aspetto laico, minaccia principale ai suoi occhi, liberava gli jihadisti che aveva messo in carcere dopo averli usati in Iraq. Si trattava di un’operazione machiavellica perché si autorealizzasse la profezia diffusa dal regime sin dal primo giorno della rivoluzione: «Contro di me solo un complotto fondamentalista».

Nel frattempo il regime poteva difendersi soltanto grazie ai suoi alleati: Libano (Hezbollah), Iraq (governo sciita) e Iran, alleati che non sono affatto meno fondamentalisti dei gruppi islamisti contrari ad Assad. La leggenda sulla “laicità” del regime siriano è, appunto, una leggenda, sostenuta solo da chi dimentica o ignora completamente questi fatti inoppugnabili.

Si potrebbero approfondire tante altre cose: per esempio che la stragrande maggioranza dei ribelli siriani non sono stati armati in nessuna maniera «dall’imperialismo» e che il piano approntato dagli USA, approvato dal Congresso per equipaggiare i ribelli e poi mai messo in marcia non cercava affatto di rovesciare il regime di Assad; oppure che gli USA, dopo il disastro iracheno, non sono più impegnati nei cambiamenti di regime, quanto nelle transizioni ordinate: limitati mutamenti ai vertici, senza stravolgimenti. La loro inazione a sostegno del popolo siriano sotto i bombardamenti, che fa il paio con l’attività diplomatica per concertarsi con la Russia, ne è la prova. La situazione è molto più complessa della logica «Il nemico del mio nemico è mio amico», ma a questi problemi la sinistra risponde per inerzia.

Non contesto certo l’imperialismo. Ciò che contesto è che la sinistra “antimperialista”, con una visione del mondo ipersemplicistica, in cui ogni cosa esiste come astrazione dogmatica, non protesta di fronte ai veri intrighi dell’imperialismo quando si parla di Siria: si autoassolve, si sente rassicurata e finisce per dare supporto in maniera delirante a quell’imperialismo che dice di voler combattere.

La sinistra che denunciava il fatto che i ribelli avessero chiesto sostegno contro un nemico armatissimo come il regime di Assad, dotato di aviazione e supportato in maniera determinante da potenze straniere, è la stessa che sostiene attivamente le YPG curde, l’ala militare del partito siriano-curdo dell’Unione Democratica, dimenticando il fatto che queste, durante la guerra contro Daesh degli ultimi mesi (ricordate Kobane?) abbiano ricevuto più aiuti dagli Usa (inclusi attacchi aerei contro le postazioni di Daesh) di quanto i ribelli siriani abbiano ottenuto nel corso di tutta la guerra civile contro un regime molto più potente. Doppio standard?

Quanto a Daesh, nonostante milioni di parole spese su di esso, le sue origini restano avvolte in una nebbia di mitologia e complottismo generata dai più oscuri angoli del web. Queste teorie cospirative hanno in comune un aspetto: oscurare, invece di chiarire, gli aspetti materiali di Daesh e del contesto in cui è cresciuto, in particolare la rivoluzione siriana, la brutalità del regime di Assad e le dinamiche della guerra rivoluzionaria. È il caso di sorvolare.

Sono consapevole delle terribili contraddizioni che la rivoluzione siriana deve affrontare, in particolare la presenza di gruppi integralisti che combattono il regime, gruppi contrastanti con le iniziali aspirazioni progressiste del movimento popolare e che hanno ormai egemonizzato l’opposizione armata (esistono forze meno reazionarie, ma è arduo qualificarle come progressiste). Essi acquistano nuovi combattenti provenienti da altri gruppi solo per ragioni relative al conflitto: nell’opposizione armata conta chi combatte meglio, dato che l’obiettivo è sconfiggere Assad.

Ma in generale, per porre fine all’attrazione esercitata di tutti i gruppi fondamentalisti (Daesh compreso) è necessario eliminare il principale motivo di malcontento degli arabi sunniti: Assad deve andarsene, perché è stata la sua barbara repressione del sollevamento a preparare il terreno su cui si sarebbero sviluppati questi gruppi (non bisogna dimenticare, inoltre, l’opposizione ai gruppi fondamentalisti a livello di società civile in Siria contro l’ex Al-Nusra ma soprattutto contro Daesh).

In questo momento non c’è alcuna prospettiva progressista. Il meglio che può capitare è che si ponga fine alla distruzione provocata dalla guerra, e affinché questa finisca è necessario un compromesso tra una parte del regime e l’opposizione: ma nessun compromesso potrà esserci se Assad resta al potere. Se la guerra cessa e le questioni sociali ed economiche tornano in primo piano, non sarà arduo dimostrare l’inconsistenza dei due poli reazionari, il regime da un lato e le forze fondamentaliste dall’altro, rispetto alla soluzione dei problemi reali del paese. 

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Mi sto dilungando, meglio fermarsi qui. Torniamo all’oggi.

Ad una delle più antiche città della Terra circondata da barbari. Deve essersi radicata in te, popolo di sinistra, l’idea che quel popolo non sia davvero un popolo, ma solo una massa amorfa di vittimismo e di sofferenza sulla quale può essere proiettata ogni genere di cosa, mentre gli sforzi e i sogni di quelle persone sono oscurati, negati, derisi. Eppure la realtà è che Aleppo è circondata da barbari, da entità che disprezzano l’idea che queste persone debbano avere libertà fondamentali e diritti umani. La caduta di Aleppo potrà sembrare senza conseguenze per ognuno di noi in Europa, ma la barbarie non resterà confinata solo ad Aleppo, di questo puoi esserne certo.

Era il 2012 quando i governi d’Europa e il governo degli Stati Uniti, coloro che avevano i mezzi per supportare le forze progressiste, decisero di lasciare che la Siria bruciasse. 

Per anni i siriani hanno combattuto per la libertà contro questi barbari, per anni hanno chiesto un aiuto di base per assicurarsi che la libertà inizialmente conquistata nel 2011 dal movimento popolare pacifico potesse essere goduta fuori dalla portata della barbarie: di Assad e dei suoi barili bomba, dei gas mortali e del napalm; dell’Iran, con i suoi squadroni della morte, le sue milizie ed il suo costante flusso di soldi e armi; della Russia e della sua aviazione, dei suoi missili, i carri armati, il fosforo bianco e una diplomazia imperialista che consente il genocidio.

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In luglio sono stati uccisi 1557 civili in Siria, la stragrande maggiornaza da Assad, Russia e USA (fonte Syrian Network for Human Rights)

Non arrivò nessuno ad aiutarli, nessuna solidarietà giunse in maniera organica dalla sinistra mondiale e da parte tua, popolo della sinistra, neanche quando la rivoluzione non aveva ancora imbracciato le armi e i manifestanti pacifici venivano massacrati dal regime, incarcerati, torturati. Non c’era Daesh in Siria, non c’erano le armi, non c’era la guerra, non c’era neanche la richiesta di rovesciare il regime: i manifestanti chiedevano delle riforme, e solo dopo mesi di brutale repressione passarono dalla richiesta di riforme al chiedere la caduta di Assad. Non c’era perciò alcun elemento su cui fondare quella subdola propaganda che in seguito avresti usato contro la rivoluzione siriana. Non c’era niente di tutto questo, ma guarda caso non c’eri nemmeno tu

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La sinistra “antimperialista” è caduta in un cortocircuito irrimediabile: se il dittatore e lo zar Putin ammazzano civili non protesta, se gli USA ammazzano civili non protesta, se il dittatore e lo zar fanno pace con Erdogan (quello che bombarda i curdi che essa sostiene) non sa cosa dire, se gli USA partecipano alle operazioni militari in Siria accanto ai russi guarda dall’altra parte, se le YPG curde assediano Aleppo è distratta, se le destre dicono le stesse cose sulla Siria non risponde, se gli USA fanno intendere di non lavorare alla caduta di Assad non ha sentito, se Assad è il dittatore preferito da Israele non se ne accorge, se le YPG curde ricevono armi e copertura aerea dagli USA soprassiede.

È un tremendo fallimento morale.

Ha scritto  Charles Sam Hamad:

Spesso ho detto che la Siria è l’Israele della sinistra perché è, in ultima analisi, la prova che la sinistra sosterrebbe eventi altrettanto brutali e retrogradi come l’assoggettamento della Palestina da parte di Israele se qualche motivo irrazionale avesse fatto ritenere necessario farlo. Per parecchie persone ciò che conta non è la libertà dei palestinesi, dei siriani o di qualsiasi popolo oppresso ma semplicemente qualche relazione con la politica che scambia i principi per la politica dei feticci, degli interessi di parte e dell’irritabilità. A volte la sinistra nei suoi rapporti con le classi dominanti e nelle sue attività assomiglia ad un adolescente ribelle con i suoi genitori: malgrado vi si opponga fino all’estremo ne è in fin dei conti una prosecuzione.

Non ho posto tutte le questioni che avrei voluto, né quelle poste sono state approfondite. Forse i detrattori della mia posizione risponderanno che no, non ho smentito le loro posizioni. Ho scritto una lettera non per metterci dentro l’enorme mole di materiale che è stato prodotto in questi sei anni, ma spinto dalla necessità di esprimere il mio sdegno.

L’ampiezza del sostegno ad Assad nella sinistra rappresenta l’ampiezza a cui è giunta la perdita di qualunque slancio morale. Essere avversari dell’imperialismo americano (come ritengo di essere) non può assolutamente scusare il supporto attivo ad un regime responsabile del 90% della morte e della distruzione che sta attualmente inghiottendo la Siria.

Nonostante fiumi di sangue scorrano dalle mani del tiranno, a coloro che continuano a sostenere di essere dalla sua parte in quanto avversari dell’imperialismo e dell’estremismo islamico voglio ribadire un concetto incontrovertibile: «Senza la brutalità di Assad, non sarebbe sorto nessun Daesh in Siria». Punto. Fatevi capaci di questo.

Non è un caso che un ex ostaggio di Daesh abbia scritto sul Guardian: 

Sulla crudeltà del gruppo Stato islamico non ci piove. Ma dopo tutto quello che mi è successo, ancora non riesco a pensare che sia l’Is la priorità. A mio modo di vedere, è Bashar al Assad la priorità. Il presidente siriano è responsabile dell’ascesa dell’Is in Siria e finché il suo regime sarà al potere, i jihadisti non potranno essere sconfitti. Né potremo fermare gli attacchi nelle nostre strade. Quando la gente dice “Prima l’Is, poi Assad”, io vi dico di non crederci. Vogliono solo tenere Assad al potere.

Quando un attacco terroristico colpisce l’Europa o gli USA ascoltiamo sempre politici, commentatori e ricercatori sostenere che Assad è il male minore in Siria, e molti di loro affermano di considerarlo un alleato sul terreno della lotta al terrorismo. Come ho già detto, il suo regime violento e brutale ha costituito la spinta principale per tutte le organizzazioni terroristiche che crescono e reclutano adepti in Siria: è un dato oggettivo che non discuterò ulteriormente. Il vero problema è un altro: considerare Assad il male minore suggerisce l’idea che 100 vite occidentali sono più preziose delle vite di centinaia di migliaia di siriani. Non solo: suggerisce l’idea che, allo scopo di fermare gli attacchi terroristici contro le nostre città, dovremmo accettare che Assad uccida ciò che resta della popolazione siriana che vive nelle aree controllate dall’opposizione. Una sorta di danno collaterale come parte dell’accordo. 

Ecco allora che il concetto di “pace internazionale”, quando si parla della necessità di sostenere il dittatore siriano, non significa altro che “stabilità occidentale”. 

Per fermare il terrorismo è necessario che i popoli di quelle aree sentano che le loro vite contano. Invece il sostegno o la non opposizione della sinistra ha nutrito la narrazione del tiranno in base alla quale la totalità dell’opposizione al suo potere sarebbe stata diretta sin dall’inizio da forze reazionarie islamiche. In questo modo la sinistra ha dato, direttamente o indirettamente, il suo placet ad Assad e alla sua indiscriminata distruzione di uno paesi più straordinari del mondo. 

Per questa ragione, popolo della sinistra, dovremmo tutti vergognarci. 

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One thought on “Popolo della sinistra, che spettacolo stai dando agli occhi della Storia

  1. agatarobles il said:

    mi è venuto il dolore di testa. ma prometto di approfondire….

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