Olimpiadi e ricatto del debito: ma non dovremmo averlo già appreso?

La retorica del grande evento (come le Olimpiadi) ritenuto «speranza per il paese», «occasione di rilancio», «sogno collettivo» e altre sciocchezze retoriche, col supporto di video promozionali magniloquenti che fanno intravedere la rinascita dalla decadenza e dalle rovine, non si può più tollerare. Eppure dovremmo averlo appreso: i grandi eventi, così come le grandi opere (come la Tav), non sono nient’altro che dei grimaldelli per alimentare quello che è ormai noto come il ricatto del debito.

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Mentre aumentano le famiglie in povertà assoluta e quelle che rinunciano alle cure (come Istat e Censis hanno illustrato poco tempo fa), aumentano anche gli interessi sul debito. Strano, vero? C’è un collegamento fra questi due fenomeni? Chi dice di no non appartiene né alla categoria di chi è in povertà assoluta, né a quella di chi fa fatica a curarsi. È per questo che considera il debito pubblico conseguenza del nostro aver vissuto per decenni come nababbi spreconi, e ritiene normale doverne pagare il prezzo (ben sapendo che a pagare saranno solo precise fasce di popolazione).

Ovviamente non è andata così, gli interessi (e il debito) non aumentano per questa ragione (e non è questa l’occasione per parlarne), ma una tale bugia (unita ad altre meraviglie come il fiscal compact) è servita a trasferire ricchezza dal lavoro al capitale, a tagliare servizi e a svendere pezzi di patrimonio pubblico. A questo punto siamo arrivati. È il ricatto del debito, ovvero quello shock, nelle parole di Milton Friedman, «per far diventare politicamente inevitabile ciò che è socialmente inaccettabile».

Il debito infinito non è un destino ineluttabile se, come sostenuto da tempo da Eric Toussaint del Cadtm per esempio, smette di essere un tabù e diviene oggetto di un’indagine seria, indipendente e partecipata per scoprire quanta parte di esso è «odiosa» e deve perciò essere cancellata. Il debito come tema concreto delle lotte per un altro modello di società in cui i diritti individuali e sociali non debbano subire una tale compressione. 

Interrogarsi sul debito per rompere questa catena che sta ingabbiando le vita e i diritti di tutti mi pare la sola vera occasione di rilancio e di speranza. Invece si dimentica tutto troppo in fretta, in preda all’impeto dell’ultim’ora.

Per il resto mi pare evidente che il Movimento Cinque Stelle, in aggiunta allo spettacolo imbarazzante che sta dando su più fronti ad ogni passo, non abbia un progetto per la città di Roma: se non fai questo, devi dire cosa vuoi fare, quali priorità hai, chi sostenere, e ancora non si è sentito nulla a riguardo.

Quanto al livore di certi personaggi repellenti (gli stessi di sempre, nonostante tutto) che vedono sfumare la prospettiva dell’ennesimo saccheggio pubblico, beh, non mi dispiace affatto.

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