È il malessere sociale che ha travolto la propaganda: la sinistra lo ha capito?

Proviamo a mettere ordine.
Nonostante un’incredibile potenza di fuoco in fatto di propaganda, Renzi ha perso e la riforma costituzionale è stata travolta: tiriamo un grande sospiro di sollievo. Non c’è bisogno di aggiungere altro, le cose chiare non hanno bisogno di molte parole. Punto e a capo.

Adesso però, e senza voler diminuire la soddisfazione per questa slavina che precipita sul tragitto di una riforma improponibile, sento di dover aggiungere qualcosa che manca. Come sempre, nell’uniformità della riflessione estemporanea del social network manca un pezzo. A differenza delle cose chiare, quelle confuse hanno perciò bisogno di parole per essere districate (e lasciamo perdere le scemenze che i delusi sostenitori del Sì scrivono in queste ore in modo scomposto).

Spesso ci si ripete, io mi ripeto, quando le reazioni, le attitudini, i modi di ragionare sembrano non cambiare mai. E allora ci si ripete sperando che, a forza di ribadire un concetto elementare che continua a dimostrarsi sempre valido pur nella varietà delle situazioni in campo, questo possa essere preso seriamente in considerazione come un monito.

Allora, cos’è che manca stamattina?

La lucidità è quella perfetta consapevolezza di sé e delle cose. Se diamo per buona questa definizione, allora risulta davvero, davvero curioso che oggi a sinistra molti (e neanche tutti, eh, con calma) dichiarino l’esistenza di una “questione sociale” alla base del No alla riforma. Curioso, perché stiamo parlando della stessa questione sociale che per mesi non ha MAI costituito argomento valido a sinistra per caratterizzare il proprio NO dal punto di vista sociale (su questo blog ho scritto diversi articoli per insistere sul punto).

La sinistra italiana, militanti in primis, è nota per il fatto di muoversi sempre in contropiede, contrattacca quando l’avversario è già proteso all’attacco e non ne ribalta mai l’impostazione di fondo. Stavolta bisognava «restare nel merito». E a sinistra ci sono rimasti a tal punto nel merito che la questione sociale, ancora una volta, non l’hanno presa sul serio nella loro opposizione alla riforma. Unire la difesa della Costituzione al rifiuto delle politiche sociali del governo Renzi, e al rifiuto dello stesso governo Renzi, sembrava non fosse ammesso, quasi un peccato di partigianeria.

Peccato che stamattina, the day after, si dia per assodato che un NO alla riforma in maniera così imponente si è nutrito anche della disperazione e della sfiducia verso un governo che ha sferrato ai diritti sociali i colpi più duri di tutti i precedenti governi degli ultimi venti anni.

Mi sconcerta come si possa essere di così breve memoria e di così poca lucidità: davvero si dimentica tutto così in fretta? Cos’è questo modo di fare e di ragionare? La tempestività del social network si è tradotta nella tempestività di una riflessione che dimentica i suoi stessi limiti alla velocità di un post?

Quando parlo della sottovalutazione della questione sociale non parlo di un dettaglio da poco: perché stavolta è andata bene, ma non sarà sempre così.

Cosa intendo dire? Intendo dire che il No vince per merito di Matteo Renzi, e meno per merito della sinistra.

Sì, è proprio così. Il NO vince per merito di Renzi, vince perché il premier non ha niente di nuovo. È stato un uomo pervicacemente dalla parte dei potenti e il più solerte difensore della loro storica riscossa. Ha fatto apparire il nero come bianco, il vuoto come pieno, il banale come brillante, il furto come dono, il taglio come aggiunta, l’impoverimento come futuro, l’assurdo come ragionevole, la perdita di diritti sociali come l’acquisto di diritti sociali, la violenza più antica come il decisionismo più moderno.

Egli ha cavalcato gli argomenti più insulsi e più efficaci per il senso comune, dipingendo la propria lotta come una rivolta contro «la casta» e «la vecchia Italia». Due obiettivi fasulli, senza contenuto concreto: la «casta» dipinta come il problema principale dell’Italia, mentre nascondeva le imponenti regalie del suo governo a capitalisti e finanzieri, decine di volte superiori ai pur vergognosi benefici garantiti a un ceto politico ripugnante ed esecutore di questa rapina. Si trattava di una campagna mistificatoria già abbondantemente cavalcata in passato da tutti i suoi principali avversari, ma il cui trionfalismo è stato falciato dalla cruda realtà di un paese dove la disoccupazione, l’impoverimento, la sfiducia, l’impossibilità di pensare a dopodomani e la disperazione sociale non si accontentano più neanche delle sue elemosine.

Il No ha vinto grazie a Matteo Renzi, alla sua arroganza, alla sua sfacciata e grossolana negazione della realtà, alle sue menzogne stonate e ha vinto molto meno grazie alla sinistra che stamattina su facebook e non solo ha la memoria corta.

Essa, militanti inclusi, si è spesa unicamente per la «difesa della Costituzione», argomento giusto ma parziale, e ha lasciato alla destra estrema di Salvini la possibilità di dipingersi assieme ai 5stelle come l’opposizione SOCIALE a un governo che ha seminato disastri, ma che li ha velati negli ultimi mesi col tema della campagna referendaria.

E la sinistra, che si muove per reazione, non ha sollevato quel velo e non ha ammesso (o non ha capito?) che sì, la Costituzione e le politiche sociali formano un nodo inestricabile e la battaglia democratica per la difesa della Costituzione non era affatto scollegata dalla battaglia sociale per la cancellazione delle controriforme sociali e per la sconfitta del governo che ne era artefice. Solo che fino a ieri tutto questo non è stato detto, probabilmente non è stato neanche compreso. Bel modo di ragionare politicamente.

Sarebbe stato il solo modo per distinguersi da quella sinistra che ha deciso di votare NO solo per calcolo politico e che adesso potrebbe vanificare questa vittoria (ricordate il referendum sull’acqua pubblica?).

Sarebbe stato necessario per evitare ogni confusione con quei politicanti di destra che hanno scelto il No «in difesa della Costituzione» solo per ragioni tattiche e che adesso, come fa Salvini, tentano di prendersi il merito della vittoria.

Ora Renzi uscirà di scena, ma quelle politiche di attacco alla democrazia che non colpiscono solo l’Italia potrebbero benissimo ripresentarsi con un altro capo del governo, c’è da esserne certi.

L’assenza della sinistra dalla questione sociale rischia di trasformare il post-Renzi in una contesa tra 5stelle e vecchi partiti screditati.

C’è da essere soddisfatti di questa vittoria del No, ma anche consapevoli che stavolta molti italiani hanno respinto da sé l’intossicazione della propaganda del premier e che la sinistra non li ha raggiunti, neanche nei suoi discorsi, per sostenerli nella difesa dei loro interessi. Stavolta e come sempre. Fino a quando?

Francesco Tronci

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