I palestinesi sbagliati

Da diversi giorni i soldati israeliani colpiscono come birilli pacifici dimostranti palestinesi al confine con Gaza, ferendoli, uccidendoli o danneggiando i loro corpi in maniera permanente. Tutto questo è ampiamente tollerato, anzi oggi lo si infiocchetta con un nastro rosa e una manifestazione sportiva.

Poco più in là, però, ci sono i palestinesi sbagliati, da ultimo quelli residenti nel campo profughi di Yarmouk, vicino Damasco, da settimane massacrati da bombardamenti indiscriminati e senza sosta dell’aviazione russa e siriana. Il campo è sotto il controllo dell’Isis dal 2015 ed è stretto d’assedio dal regime siriano dal 2013: chi tenta di fuggire viene arrestato, cibo e medicine non entrano da anni, i soccorritori non possono raccogliere i corpi martoriati a causa del fuoco continuo. È solo l’ultimo capitolo dei palestinesi di Siria, uccisi, torturati, bombardati e forzatamente allontanati dalle proprie case dal regime di Assad senza aver mai incontrato il supporto della sinistra solidale con la Palestina.

Anche se palestinesi, come i palestinesi.

Si tratta chiaramente di un doppio standard: mentre i bombardamenti israeliani su Gaza, così come il blocco della Striscia, accendono proteste di massa nelle capitali occidentali, i palestinesi di Siria (per non parlare del resto dei siriani) non trovano che silenzio a sinistra, o peggio supporto all’oppressore. Un regime che all’inizio di aprile ha approvato la legge n. 10 del 2018, secondo la quale i siriani hanno 30 giorni di tempo per registrare le loro proprietà private, fornendo prova dei possedimenti anche attraverso un parente. Senza certificato di proprietà, i beni passano allo Stato senza risarcimento. Chissà per quale ragione a molti questa misura ha ricordato la sciagurata Legge sulle proprietà degli assenti, approvata da Israele nel 1950 per colpire le proprietà dei palestinesi espulsi dopo il 1948. Risuona l’eco delle parole di Jossef Weitz, l’infaticabile espulsore, che percorrendo le strade di una Jaffa svuotata dei suoi abitanti pensava: «Perché non possano tornare mai più».

La Palestina non è un’isola. E i palestinesi non sono oppressi solo quando oppressi da Israele o USA. Non c’è da capire, solo da sapere.

La scorsa estate il pianista siriano-palestinese Aeham Ahmad, prima di esibirsi, ci raccontò di non avere più notizie di suo fratello, inghiottito da tempo nel sistema carcerario del regime di Assad. Quale bestemmia…

Se la palestinizzazione dei siriani da parte del regime non è ritenuta un problema dalla sinistra solidale con la Palestina, il doppio standard che subiscono i palestinesi di Siria è la conferma più eloquente, vistosa e stridente proprio di quel problema. Che tutto ciò non provochi il minimo vacillamento è così assurdo da risultare vero.

Eppure chi ne parla a sinistra non si sente mai in obbligo di spiegare, anzi omettendo di farlo crede di fare la figura di quello intelligente.

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