Fascisti in cravatta e banalizzazione del male

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Bashar al-Assad con la moglie Asma ricevuti dal presidente francese Sarkozy nel 2010

Questo articolo di George Morris è stato pubblicato su The New Arab. Nonostante non abbia mai usato questo blog per articoli non firmati da me, stavolta ho chiesto all’autore di poter tradurre e pubblicare il pezzo. La ragione è semplice: esso non aggiunge elementi nuovi a quelli su cui ho già scritto diversi articoli noti a chi segue il blog, non approfondisce gli aspetti politico-diplomatici o i cortocircuiti ideologici di gran parte della sinistra occidentale sulla Siria, ma in maniera scorrevole e sintetica sottolinea un lato comune e parimenti terribile di questa vicenda: l’Occidente sente di avere una comunanza di valori maggiore con un tiranno genocida che veste come noi e parla come noi rispetto a un popolo che era sceso per strada rivendicando dignità e libertà e dando avvio a una rivoluzione. Ovviamente alla base di questo disastro morale si colloca una drammatica ignoranza degli avvenimenti siriani che si sono succeduti dal 2011 a oggi, ridotti a una narrazione bipolare Assad Vs terroristi dell’Isis, ma è sufficiente limitarsi al livello delle percezioni per capire quanto pericolosa sia questa strada. Sinceramente non dovrebbe stupire che le élite occidentali possano fare affari con un fascista in cravatta, come lo definisce l’autore: il fascismo non spaventa e non ha mai spaventato in sé la borghesia. Il discorso, però diventa assolutamente drammatico se rapportato all’idea che di Assad ha l’opinione pubblica occidentale, il mondo della politica e della cultura, la militanza, specie di sinistra: in questo caso stiamo assistendo a una narrazione che, mescolando ignoranza dei fatti e stereotipi persistenti, ha condotto a un’ignobile banalizzazione del male. (Francesco Tronci)

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FASCISTI IN CRAVATTA: LE ÉLITE OCCIDENTALI FANNO AFFARI CON ASSAD

di George Morris

Yassin al-Haj Saleh, scrittore siriano e socialista, afferma che ci sono due tipi di fascisti che stanno distruggendo il suo paese: i fascisti con la cravatta e i fascisti con la barba.

In termini umanitari, è abbastanza chiaro che i fascisti in cravatta sono incomparabilmente peggiori di quelli con la barba. Mentre la maggioranza degli occidentali sono preoccupati per il rischio di terrorismo, i fascisti in cravatta stanno onorando la minaccia che fecero quando il presidente Bashar al-Assad fu sfidato nel 2011: «Bashar o inceneriamo il paese» («Bashar or we burn the country»).

Il neo presidente eletto americano ama gli oligarchi autoritari come Putin e i brutali uomini forti come Rodrigo Duterte delle Filippine, perciò non desta alcuna sorpresa che Assad lo abbia accolto come un «alleato naturale».

È chiaro che Trump, di fronte alla prospettiva che Assad resti a Damasco, è molto più rilassato di quanto dovrebbe essere qualunque essere umano moralmente normale. Nell’epoca di Trump, possiamo aspettarci un rafforzamento dell’allineamento tra Washington e Damasco che è rimasto a lungo implicito nella catastrofica “strategia” di Obama in Siria. L’implicito diverrà esplicito, e la riappacificazione diverrà complicità.

Ma Trump non è da solo in occidente tra coloro che non riescono a capire, o a provare interesse per il fatto che Bashar sia uno dei più brutali despoti dei nostri tempi. A settembre una delegazione britannica ha visitato Assad per discutere della persecuzione dei cristiani del paese da parte di gruppi jihadisti.

Uno degli ospiti del dittatore, Rev. Michael Nazir-Ali, ha chiesto al suo ritorno perché Assad sia stato «demonizzato». «Per la mia esperienza», ha scritto sul Telegraph, «non posso dire che egli sia il peggiore di tutti».

A ottobre Lord Orxford, un membro della Camera dei Lords e pronipote di un ex primo ministro britannico, ha tenuto un discorso a Damasco a una conferenza che fu largamente respinta come un esercizio di propaganda del regime.

Perfino le (teoricamente) neutrali Nazioni Unite sono state accusate di mantenere in modo molto stretto una relazione con il regime, permettendo che miliardi di dollari di aiuti siano manipolati da Damasco, e dando posti di lavoro a gente collegata con la cricca di Assad.

Chiaramente non è solo Trump a simpatizzare per Assad, e a dimenticare molti dei suoi crimini di guerra più atroci. Assad è un tipo di uomo con cui molte élite occidentali possono fare affari, un uomo che essi faticano a credere un mostro perché cammina, parla e veste piuttosto come loro.

Assad e sua moglie hanno un retroterra decisamente simile a molti personaggi della classe dominante in occidente. Come la dinastia Gheddafi in Libia, Casa Assad ha legami molto forti con il Regno Unito. Bashar studiò oftalmologia a Londra mentre suo fratello ha distrutto le sue possibilità di diventare presidente schiantando la sua Mercedes su una rotatoria a 80 chilometri all’ora.

Sua moglie, Asma, è siro-britannica, ha frequentato una scuola privata, ha studiato al King’s College di Londra e ha trascorso del tempo lavorando come banchiera prima di divenire First lady. Il regime ha cercato di puntare su Asma e costruire un’immagine di lei come di una principessa Diana siriana, includendo il suo impegno nella beneficienza. La sua filantropia, però, non si estende fino al punto di chiedere al marito di smettere di gasare i civili siriani.

Perfino la propagandista più velenosa del regime, Bouthaina Shaaban, studiò all’Università di Warwick, e il linguaggio che usa nelle interviste con media occidentali suggerisce fino a che punto essa riesca a capire i liberali occidentali, e come appellarsi ai loro valori: Assad significa stabilità, laicità, sicurezza da quella massa di forze della jihad. Perciò la Siria deve bruciare, ma il fine giustifica i mezzi.

È ovviamente un nonsenso. L’idea che Assad possa essere dipinto come una forza di stabilità quando a malapena governa il suo paese disintegrato, quando fa affidamento su milizie straniere, jihadisti e fanatici settari per avere truppe di terra e sulla Russia per avere gran parte della sua forza aerea, è assurdo.

Assad come l’ultimo bastione della civiltà contro il terrorismo è un’idea comica, considerato che è ampiamente risaputo che il governo inondò il paese di jihadisti per inghiottire la rivoluzione e che il suo regime pare abbia grandi legami con l’Isis.

Per molte persone le azioni di Assad dal 2011 a oggi non sono state sufficienti a scoraggiarli. A parte lo sterminio di mezzo milione di persone, Assad è proprio come noi, vero?

Può darsi che Shaaban sia sinceramente preoccupata per i diritti delle donne, e sia in un certo senso una femminista. Può darsi che Asma sia davvero interessata alla sua attività di beneficenza. Ma anche se ciò fosse vero, questi valori progressisti finirono fuori dalla finestra quando avrebbero importato qualcosa, quando il regime decideva di rispondere alle proteste pacifiche con crude, sanguinose stragi, quando essi decidevano di supportare un tiranno cinico e la sua campagna di distruzione piuttosto che la gente per le strade.

Per Trump la brutalità è una caratteristica di leadership forte. Ma forze culturali più sottili conducono molto in avanti troppi sciocchi occidentali nel supporto al brutale regime siriano.

Quando le élite occidentali guardano alla Siria, esse vedono un complesso caos di diverse fazioni e gruppi in lotta, che combattono per luoghi che molti di loro non saprebbero neanche nominare, e le sole persone a cui sentono di assomigliare sono le élite assadiste.

Bashar veste come loro, begli abiti e cravatte, sfilando da presidente attorno al suo palazzo pacchiano. Asma al-Assad parla inglese con accento britannico, Bouthaina Shaaban non suona così diversa, a volte, da alcuni dei nostri stessi commentatori liberali e di sinistra.

Tutti e tre sono stati educati in occidente. Tutti e tre parlano (con molta vacuità, ovviamente) di laicità e multiculturalismo. E se, quando le élite occidentali guardano a questi fascisti in cravatta, esse non riuscissero a credere che si tratti della peggiore gente in Siria perché, in qualche misura, essi vedono individui simili a loro stessi?

Articolo originale: https://www.alaraby.co.uk/english/comment/2016/12/8/tie-wearing-fascists-western-elites-do-business-with-assad

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