Ci riprovo: quando parte il tempo delle domande scomode?

Avvertenza: le domande scomode si rivolgono all’elettorato, non ai partiti. 

Come scrissi lunedì scorso sul mio profilo facebook, contrariamente all’idea diffusa dalla stampa di un presunto copione che ogni protagonista (la Lega in primis) avrebbe seguito sin dagli esordi, i partiti non si sono mossi con una strategia definita, ma l’hanno adattata alle mutevoli circostanze di un quadro politico ormai instabile. Gli incredibili cambi di rotta delle ultime ore lo hanno confermato in maniera persino brutale. Allo stesso modo, il problema della decisione di Mattarella non era giuridico, ma politico: giuridicamente non ha compiuto nessun atto eversivo, mentre le motivazioni della decisione erano le peggiori possibili, esternate con una tale naturalezza da lasciare sbigottiti.

Per attitudine preferisco sempre ragionare sui tempi storici più che nel solco del brevissimo respiro della cronaca politica, e se il governo detto “del cambiamento” ha una forma che 15 anni fa non avremmo nemmeno immaginato, sarebbe più proficuo inaugurare quel tempo che tarda da troppo tempo: il tempo delle domande. Perché (meglio precisarlo subito) se davvero si continuerà a credere di poter uscire da questa situazione unendosi sotto la generica bandiera della “lotta al populismo”, o combattendo i sovranisti appellandosi alle istituzioni di Bruxelles, o immaginando presunti fronti repubblicani contro i barbari o avvertendo che i mercati e lo spread potrebbero arrabbiarsi, si tornerà a ripetere logori copioni di effimero entusiasmo collettivo che hanno fatto furore nel primo decennio degli anni Duemila, ma con un colpo di scena inaspettato: Salvini premier.

La prospettiva storica non tollera la memoria selettiva di un elettorato che è stato sempre dalla memoria selettiva: essa allarga la visuale, ma apre allo sconcerto di domande scomode. Considerato che questo plot, e le stesse domande che pongo, si ripetono da quando ho memoria delle cose della politica, nutro seri dubbi circa la possibilità che stavolta si inauguri nell’elettorato a sinistra il tempo degli interrogativi terribili e radicali: cosa ho creduto in termini di analisi, e poi cosa ho sostenuto e scelto negli ultimi 15 anni (15 anni, proprio così), per evitare di giungere a questo punto? E quelle scelte hanno evitato o favorito un tale epilogo?

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