Charlie Hebdo e la vignetta su Colonia: quale satira?

Un anno fa, poco dopo l’atroce attentato terroristico ai danni della redazione di Charlie Hebdo, lessi le parole di Shlomo Sand, professore israeliano all’università di Tel Aviv, che in un articolo intitolato Je ne suis pas Charlie (vedi link) scrisse:

Ciò che è avvenuto a Parigi è un crimine assolutamente ingiustificabile. Dirlo non ha nulla di originale. Tuttavia una delle prime domande che mi è venuta in mente è stata la seguente: il profondo disgusto provato di fronte ad un’uccisione deve per forza portare ad identificarsi con l’operato delle vittime? Sono Charlie perché sono un laico ateo, ma anche per la mia antipatia di fondo nei confronti delle basi oppressive delle tre grandi religioni monoteiste occidentali? […] Nella maggior parte delle caricature sull’islam pubblicate dal settimanale, nell’ultimo decennio, ho notato un odio manipolatorio volto a sedurre sempre più lettori, ovviamente non-musulmani. La riproduzione da parte di Charlie delle vignette pubblicate dal giornale danese mi è parsa abominevole. Già nel 2006, avevo colto come pura provocazione il disegno di Maometto con in testa il turbante con una granata a fianco. Non era tanto una vignetta contro gli islamisti quanto una stupida assimilazione dell’islam con il terrore; è come se si identificasse il giudaismo con il denaro.

Ieri mi è capitato sotto gli occhi questo disegno di Riss, vignettista e direttore di Charlie Hebdo, che ha suscitato molte proteste sulle reti social in Francia.

Charlie Hebdo violenza Colonia vignetta AylanIl disegno provocatore, dal titolo Migranti, si chiede: «Cosa sarebbe divenuto il piccolo Aylan se fosse cresciuto?», e risponde: «Molestatore di culi in Germania».

Il riferimento è ovviamente ai tremendi fatti della notte di Capodanno a Colonia, dove più di novanta donne sono state vittime di violenze sessuali compiute da uomini ubriachi e apparentemente di origine nordafricana e mediorientale. Per alcuni il disegno deriderebbe l’amalgama immigrati-violenze che si è diffusa in questi giorni forzandola a tal punto da rischiare di praticarla esso stesso. Ma come denuncia l’amalgama? Recuperando un cliché?

Personalmente la vignetta mi ha disgustato. Sì, ho sussultato. E se dicessi che è una vignetta razzista? Le accuse di razzismo in Francia sono state numerose.

Mi domando: la satira non è tale se va contro il potere, in questo caso il potere del patriarcato sul corpo delle donne, gli intrecci peculiari tra patriarcato, religione e dominio capitalista? Dov’è la critica corrosiva in questo disegno? La sovversione è mettere in luce un paradosso, un’ipocrisia, andare là dove non ci si aspetta per rivelare qualcosa, ma qualcosa che spinge alla riflessione. In questo disegno dove sarebbe la sovversione? Cosa porta a pensare? Dove sarebbe la critica della cultura sessista e del razzismo che vuole comodamente oscurarla? Dell’appropriazione delle aggressioni di Colonia da parte di chi tace nel caso di violenze sessuali contro le donne compiute nel resto dell’anno? Dov’è l’aspetto libertario?

Non si tratta di censurare alcunché, le persone fanno e disegnano quello che vogliono ed io posso dirne ciò che penso: è nella mia libertà, è nella loro libertà. Discuterne non significa interdire, ovviamente. Ma questo disegno è disgustoso e non ha niente di satirico e di corrosivo, né si fa portatore di una fondamentale e necessaria denuncia del patriarcato. 

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