Aleppo, il lugubre capodanno di una sinistra deceduta

Dicembre 2016: attraverso un’orgia di distruzione e morte che non ha precedenti in tempi recenti, Aleppo est è stata letteralmente liquidata. Mentre tra le sue rovine andava in scena l’atto finale di una guerra deliberata contro i civili e i quartieri liberati della parte orientale della città, non controllati dal regime di Assad né dalle forze jihadiste, in Europa si consumava lo spettacolo grottesco della perdita della decenza morale e dell’umana compassione, o in alternativa della pigrizia intellettuale e dell’indolenza.

Quanto avvenuto lo scorso dicembre è troppo grave perché si possa rimuoverlo frettolosamente: la denuncia del suicidio della sinistra di fronte al genocidio siriano sarà sempre insufficiente. È perciò doveroso chiamare per nome e cognome quella parte della società italiana (ed europea) che si dice di sinistra (sia radicale che riformista), perché sappia e perché ricordi: per capirsi, in Italia significa interrogare tutta l’opinione pubblica che si colloca politicamente a sinistra del PD, a prescindere dal fatto che attualmente abbia o meno un partito di riferimento.

Dietro il disastro umanitario della guerra civile siriana c’è una crisi politica grave che l’opinione pubblica a sinistra non ha compreso: non solo una vergognosa mancanza di sdegno per i massacri dei civili, ma un’incredibile incapacità di guardare la realtà.

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