Aleppo, l’agonia e la vergogna

Aleppo Assad agonia

Perché siamo diventati ciechi, Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione,

Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo,

Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.

José Saramago, Cecità

Aleppo sta cadendo, forse è lecito supporre che da questo momento la rivoluzione siriana entrerà in agonia. C’è da perdere il sonno al solo pensiero che nel 2016, a pochi passi dall’Europa, crimini così deliberati vengano compiuti senza infingimenti, col consenso o la non opposizione della comunità internazionale, e che siano raccontati in diretta smartphone dalle vittime mentre la parte maggioritaria, anzi la quasi totalità di quella cosa che si chiama opinione pubblica, o società civile, magari così volteriana e illuminata, non sente l’urgenza di dire: Adesso basta. Peggio: al solo pensiero che non abbia sentito di dirlo per 5 lunghi anni.

Le manifestazioni, l’organizzazione della solidarietà sono molto più semplici una volta che si colloca il proprio rifiuto dalla parte giusta della Storia. Vent’anni fa si riuscì a mettere in campo una solidarietà enorme contro la guerra, e non c’era l’ombra di strumenti giganteschi come il social network. Oggi, invece, le vittime possono urlare la loro sciagura, comprimerla in 160 caratteri su Twitter o mandarla in diretta video, e quella voce suona più effimera di una previsione meteo.

Perché stavolta la solidarietà e il silenzio hanno scelto di sedersi accanto al tiranno. E il silenzio di chi dice di credere nell’emancipazione dei popoli fa parecchio rumore.

Tra ieri e oggi il flusso di immagini e di parole in diretta non ha avuto fine, nonostante le enormi difficoltà di collegamento internet. In una foto sconcertante le truppe dell’IDF curda (che partecipa all’assedio della città), vale a dire “gli eroi di Kobane”, issano la loro bandiera assieme a quella del regime di Assad sul palazzo più alto del distretto di Bustan Al Basha. Non so se giungerà il momento di una seria riflessione collettiva su come ci si è posti nei confronti della questione siriana, riducendola ad una questione curdo-siriana che meritava di essere sostenuta e chiudendo gli occhi sul resto: sulla popolazione araba della Siria in lotta contro il regime e sulle contraddizioni, le alleanze incredibili e le violenze ai danni di civili arabi compiute proprio dalle IDF curde. La questione siriana è araba ed è curda (senza menzionare le altre minoranze presenti), e bisognava supportare il progetto iniziale di una Siria laica, democratica, federale. Invece si è scelto di sostenere un preciso progetto curdo (che peraltro non trova il consenso della totalità dei curdi siriani), supportato dagli Usa e che non teme alleanze controverse per perseguire i suoi scopi. Ma non serve più spiegare nulla.

“Aleppo est: lo shock paralizza civili e ribelli assieme, senso di perdita schiacciante, sfollati ovunque, caos imperante”. Tra una decina d’anni Hollywood girerà un film introducendolo con queste parole che ieri Riam Dalati, collaboratore in loco della BBC, ha scritto su Twitter in maniera convulsa.

Fra qualche anno un editorialista si interrogherà su quello strano fenomeno per il quale un’opinione pubblica informata è caduta in inganno, e quest’ultima magari accenderà una candela sul balcone per dire “Mai più”. Dopo.

Pensate: Flavio Lotti, organizzatore della Marcia della Pace, ha dichiarato stamattina a RadioPopolare: “Non voglio definire regime quello di Assad per non cadere nel gioco dei buoni e dei cattivi che farebbe proseguire la guerra”. Capirete allora che questi civili sono spacciati. Nulla potrà salvarli, ma niente potrà assolverci. E pagheremo tutti il prezzo di questo abominio.

Cosa significherà una vittoria militare totale del regime? Significa che calerà il buio: gran parte degli sfollati non torneranno più, la dinastia Assad continuerà a governare sulle tombe delle centinaia di migliaia di vite che ha spento, l’uccisione di migliaia di palestinesi in Siria e la distruzione dei loro quartieri resterà senza risposta. I prigionieri che marciscono nelle carceri del regime saranno condannati a restarci. In una Siria in cui Assad avrà recuperato il suo trono la paranoia e il soffocamento politico raddoppieranno rispetto al passato. E verrà lanciato un messaggio a tutti i despoti della regione che guidano regimi illegittimi: “Se sarai generoso in fatto di bombardamenti potrai recuperare il tuo regno”.

Il giornalista siriano Rami Jarrah ha scritto poco fa:

I passaggi sicuri per i civili non sono sicuri! Dopo 5 anni di oppressione da parte di Assad contro il suo stesso popolo, che lo ha affrontato con una resistenza continua, è necessario capire che coloro che si trovano adesso nella parte est di Aleppo sono stati tutti inseriti nella lista nera del regime.

Tutti hanno partecipato a proteste anti-governative, espresso il loro disaccordo con il regime e il rifiuto di vivere sotto il potere di Assad. Tutti hanno perso qualche persona cara o hanno familiari che combattono per proteggere la città. Il regime siriano non tollera nessuna forma di opposizione alla sua narrativa e ciò significa che lasciare la parte orientale di Aleppo attraverso passaggi “sicuri” che sono stati preparati dalle forze di Assad non è un’opzione per la grande maggioranza della popolazione.

È fondamentale che tutti noi capiamo ciò piuttosto che attenderci che le persone partano attraverso tali passaggi credendo che questo significherebbe per loro essere al sicuro. Mi prendo la piena responsabilità nel dire ciò: i siriani preferirebbero vivere sotto un caotico bombardamento che essere arrestati dal regime e torturati a morte. E la prova più vera di ciò che dico risiede nel fatto che sono rimasti lì per cinque anni anche quando partire era l’opzione più semplice.

Secondo una stima approssimativa circa 10.000 persone sono scappate negli ultimi due giorni, ma hanno scelto di andare in un’area controllata dai curdi (Shiekh Maqsoud, una parte della città di Aleppo). Stiamo parlando di un piccolissimo pezzo di terra che non può assorbire le centinaia di migliaia di civili che si trovano ad Aleppo est.

E in un’Aleppo est sotto assedio totale e senza altre opzioni. Per il resto, non c’è nessun altro posto dove andare.
È uno sterminio…”

In queste lunghe e tragiche ore, in questi cinque lunghi anni ecco cosa ne è rimasto dei nostri principi: nient’altro che vergogna senza un evidente pentimento

Altri testi che potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi.